Risposta alla lettera aperta della LDSL (tutti nella sinistra e non tutti in un partito)

Ho letto con interesse l’appello di alcuni compagni socialisti che militano in SEL alla sinistra socialista ed in particolare a coloro che, in essa, sono tuttora iscritti al PSI.

Mi sento quindi di rispondere con alcune brevi considerazioni.

 


La storia del Socialismo del XXI secolo non è più quella del XX, sebbene le nostre radici culturali, ideologiche e politiche restino profondamente ancorate in esso.

 

Le lotte dei lavoratori per la conquista dei diritti essenziali che prima erano negati, per l’uguaglianza tra i sessi, per la pace, contro ogni forma di imperialismo ed in particolare, per una adeguata formazione aperta a tutti, e per una piena occupazione, restano i nostri punti di riferimento essenziali. E oggi, più che mai, essendo essi messi in forte crisi da un modello di globalizzazione a senso unico neoliberista e guerrafondaio, permangono attuali ed indispensabili.

E’ vero che le divisioni, oggi, tra socialisti, comunisti e verdi non hanno più senso, tanto è che già nel mondo stanno sorgendo aggregazioni ecosocialiste che, come in Sudamerica, sanno già esprimere all’unisono tali contenuti di componenti politiche le quali, purtroppo, più per ragioni di leaderismo e di bottega, restano tuttora sparse ed eterogenee nella sinistra italiana.

Noi socialisti, dunque, non dobbiamo più condurre una inutile quanto anacronistica battaglia identitaria, ma, tuttavia, possiamo e dobbiamo rilanciare le ragioni ed i valori di un socialismo che fa, oggi come ieri, la differenza, su scala globale, tra libertà e sopraffazione, tra sfruttamento e ingiustizia economica, e solidarietà e giustizia sociale.

Ci siamo sempre detti che la sinistra italiana, così come si presenta oggi, è del tutto inadeguata ad affrontare questa sfida, sia perché, quando c’è, si presenta tuttora “piccina e divisa”, sia perché, quando manca (e ciò è particolarmente evidente a causa di un PD che non ha una fisionomia di una sinistra nemmeno comparabile con altre europee), lo sfondamento delle politiche rovinosamente liberticide e contrarie al mondo del lavoro, diventa ancora più evidente e tragico.

La recente collaborazione del PD al governo Monti, più per ragioni dovute alla necessità prevenire una sua “spaccatura interna” che ad un tanto sbandierato quanto inefficace senso di responsabilità verso i ceti maggioritari nel Paese, dimostra palesemente come questa realtà stia portando l’Italia sull’orlo di un abisso già prefigurato in altri paesi come la Grecia.

Nessuna politica per investimenti nel territorio e nei servizi essenziali dove i tagli continuano, nessuna riduzione concreta dei privilegi delle classi dominanti, nessuna inversione rispetto alle spese esorbitanti in ambito militare, aumento indiscriminato di tasse che gravano ancora sui ceti medio-bassi, tornando a colpire beni essenziali come la casa, nessuna politica di stabilizzazione del lavoro, anzi, attacco frontale alle tutele dei lavoratori come l’art. 18. Tutto ciò, con la fiducia del PD, rappresenta l’inverso di una vera politica su basi socialiste e di sinistra.

Per questo noi diciamo che non serve aderire tutti compatti ad un partito, tanto meno al PD, ma occorre piuttosto scomporre i partiti attuali e ricomporli su basi nuove, socialiste, ecologiste e libertarie.

Se la legge sullo sbarramento al 5% passerà, i socialisti saranno chiamati a fare una scelta, che consisterà essenzialmente nello stare con il PD o in aggregati politici fortemente contigui ad esso, oppure in uno schieramento magari plurale, ma fortemente unitario negli obiettivi e negli intenti, da costruire alla sua sinistra.

SEL è tuttora un partito il cui programma politico non è particolarmente chiaro né definito, sia in merito alla sua progettualità sia in merito alla prospettiva delle alleanze politiche. Esso tuttora si regge sulla popolarità, per altro recentemente in calo, del suo leader: Vendola, e su iniziative in gran parte legate ad accordi con il PD, come quello di Vasto.

L’appello lanciato da Ferrero per costruire una sinistra unitaria che possa solo programmaticamente su alcuni punti essenziali e concreti accordarsi, volta per volta, con il PD, nella eventualità di vincere le prossime elezioni e governare, è stato sdegnosamente rifiutato da Vendola, relegandolo alle manovre di una “sinistra radicale” e preferendo addirittura, nell’accordo di Vasto, un compagno di viaggio come Di Pietro.

Noi, come socialisti di sinistra, convinti oggi più che mai che il socialismo sia e debba restare, in Europa e in tutto il mondo, l’espressione migliore di “ogni” sinistra, fino quasi a rendere il vocabolo “sinistra” del tutto inutile e superfluo, vogliamo invece contribuire a costruire un’alleanza che rappresenti una sorta di Linke italiana.

Con tutti i compagni che vorranno condividere le istanze che possano valorizzare al meglio il senso di una politica italiana incentrata sui fondamentali valori socialisti della libertà e della giustizia sociale, pienamente esplicitati da Sandro Pertini in un suo famoso discorso.

Siamo per altro consapevoli che il PSI, di fatto, è già “finito” politicamente, specialmente considerando che la sua frattura interna è stata di recente resa una voragine, spacciando, ad opera del suo segretario, un transfuga berlusconiano, per portavoce del PSI in Parlamento e sostenendo addirittura, sebbene nessun socialista lo abbia mai votato, che esso concede la fiducia a Monti a nome del PSI.

Abbiamo detto da tempo in una nostra nota che non lo fa a nostro nome e che noi siamo all’opposizione ferma e decisa del governo Monti.

Quando e se ci sarà lo sbarramento del 5% credo pertanto che certi nodi gordiani non potranno che essere tagliati, il PSI probabilmente sarà definitivamente annichilito dalla impossibilità di presentarsi da solo e con il suo simbolo.

Se il suo attuale segretario e il suo gruppo dirigente lo porteranno nella palude del PD o nel tombino pseudoriformista del centrismo ad oltranza con il Terzo Polo, a noi non resterà che staccarci, con la nostra Lega dei Socialisti, nata proprio per riaggregare tutti i socialisti sparsi nella sinistra italiana ed ancorarli ad un progetto autenticamente di sinistra, e collaborare ad una aggregazione politica che, da sinistra, possa in maniera pluralistica ma anche fortemente unitaria, incalzare il PD a mettere in atto politiche che siano concretamente diverse dalle attuali e da quelle precedenti: a rompere cioè la continuità con un governo, come quello di Monti, che, invece, a sua volta, esprime una piena continuità con l’operato di quello precedente di Berlusconi.

Siamo noi quindi che chiediamo ai socialisti di SEL, se hanno risalto e rilevanza in quel partito, di battersi con noi per tale prospettiva, innanzitutto aderendo alla Lega dei Socialisti, che non è componente esclusiva della Sinistra Socialista ma di tutta la sinistra italiana, e poi operando scelte essenziali per ripudiare ogni accordo, da parte di SEL o di Vendola, per aggiogare al carrozzone del PD i consensi che invece debbono essere ancorati al rispetto della volontà di quell’elettorato di sinistra che non si sente più rappresentato ed è tuttora seriamente tentato dall’astensionismo.

Il seme di SEL sta “morendo”, sia perché si è ampiamente esaurita la sua “novità” sia perché il suo leader non può essere il solo a orientare una politica alla sinistra del PD (sempre che quella possa essere la sua collocazione) e infine perché SEL, da sola, molto difficilmente potrà superare una soglia di sbarramento del 5%. I sondaggi infatti, hanno ampiamente dimostrato di essere fallaci; più volte SEL sempre data dai sondaggisti oltre il 6%, finora, in tutto il territorio nazionale, si è collocata di poco sopra il 3% e su quella percentuale probabilmente resterà anche in futuro.

Lavoriamo dunque tutti insieme per valorizzare le ragioni e la prassi di un Socialismo plurale, egualitario e libertario che raggiunga e superi ogni soglia di sbarramento, con i nostri contenuti e con l’impegno sul campo, a partire da venerdì prossimo quando la sinistra socialista e la Lega dei Socialisti scenderanno in campo dove il PD non ci sarà, a Roma con la FIOM, per la tutela della democrazia e del lavoro.

Troviamoci tutti in piazza prima che tutti in un partito, e facciamo in modo che quella piazza, e non una virtuale o di etichetta, sia concretamente la vera alternativa politica da portare in un nuovo e migliore Parlamento.

Fino alla vittoria, sempre!

Carlo Felici

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