Lettera aperta al Compagno Nencini segretario del Partito Socialista Italiano.

Caro Segretario,

Lo stato dei rapporti interni tra di noi ha subito una preoccupante involuzione in conseguenza delle violazioni dello Statuto compiute dal Responsabile della Comunicazione nei confronti di tutti i compagni che hanno espresso esplicite critiche alla linea politica assunta dal partito, assolutamente non giustificabili in nome del consenso maggioritario manifestato dalla direzione nazionale sul documento presentato dalla Segreteria con il solitario dissenso del sottoscritto.

Queste continue forzature della libera espressione del confronto tra gli iscritti , ancor più gravi se legittimate dal tuo consenso, compiute in un Partito in cui la comunicazione telematica rappresenta il momento più consistente della veicolazione del dibattito interno e lo strumento principale della costruzione del consenso nei territori, pongono in discussione la stessa convivenza unitaria di tutte le anime del partito all’interno delle regole di comportamento collettive definite dallo statuto.

Risulta evidente che, il diritto di tutti gli iscritti a manifestare liberamente il proprio pensiero in tutte le sedi di confronto e di comunicazione, come riconosciuto dagli articoli fondamentali dello statuto, avrebbe sicuramente trovato, qualora avessimo voluto, una immediata ed adeguata tutela nelle sedi opportune.

Abbiamo invece scelto, fin dall’inizio, di non contrastare legalmente tale comportamento lesivo del diritto al dissenso, e, da ultimo, neppure la recente diffida legale a chiudere uno spazio di discussione telematica aperto a tutti, solamente per un elementare senso di responsabilità di partito, nella convinzione che il profondo dissenso sugli indirizzi politici esistente tra noi non possa e non debba essere risolto in via legale, bensì attraverso un regolare e libero Congresso Nazionale che sottoponga ad una verifica collettiva le scelte e le alleanze che il Partito decidera’ di adottare alle prossime elezioni politiche.

Del resto il nostro senso di responsabilità è lo stesso che abbiamo già manifestato al congresso di Perugia, quando decidemmo di non ricorrere, come avremmo potuto fare con pieno diritto, ad una possibile tutela giudiziale per chiedere la verifica delle iscrizioni di tutti i componenti del CN uscente , al fine di definire il numero reale di firme necessarie alla presentazione del nostro documento alternativo.

In ogni caso, una controversia sull’uso del nome del partito che avrebbe potuto derivare dalla diffida inviata dalla segreteria ,  a cui si e’ ritenuto giusto uniformarsi  per evitare la deflagrazione dei rapporti interni nel partito , a prescindere dall’esistenza di  possibili ragioni giuridiche nella  rivendicazione  di una esclusiva nell’uso ufficiale del nome , e dalle contemporanee infondate accuse in essa contenute  relative ad atteggiamenti diffamatori  verso il partito assuti “in rete” dai compagni illegittimamente esclusi dai comuni  spazi di comunicazione direttamente gestiti  dal Partito,  non avrebbe risolto le  alterazioni della normale espressione della dialettica interna che il partito ha subito  dopo Fiuggi .

Tale stato di cose è iniziato dalla mancata convocazione di un Consiglio Nazionale, come stabilito nella segreteria riunitasi a Lecce, per discutere la linea politica, e sottoporre alla valutazione dei compagni il documento alternativo sottoscritto da più di quaranta componenti l’Assemblea, fino a giungere alla recente decisione di non convocare secondo i termini previsti dallo Statuto il Congresso Nazionale.

Emerge netta da questo quadro la volontà di non voler giungere ad un libero confronto tra le diverse posizioni esistenti, o in un consiglio Nazionale regolarmente convocato, o in un Congresso Nazionale a mozioni.

Questa volontà, ormai esplicita, nasce evidentemente da una scelta del gruppo dirigente del PSI, per noi inaccettabile, di riservare a se stesso un mandato, libero da vincoli e controlli di merito politico, per realizzare le concrete soluzioni elettorali da adottare nella prossima primavera, che evidentemente sconta la possibilità di intraprendere, in nome di un assai prevedibile stato di necessità, soluzioni politiche che possano prevedere la non presentazioni del simbolo del PSI con la confluenza in liste altrui ,o in liste civiche di fiancheggiamento gestite ed orientate politicamente dal PD.

La pretesa di assumere un mandato in bianco, avviene quindi in un quadro di scelte che vede il PD come esclusivo asse di riferimento politico dei socialisti, e quale completamento finale di una conduzione politica del partito che ha sistematicamente eluso o delegittimato ogni possibile alternativa , a sinistra , a questo schema di alleanza.

Il significato logico delle conclusioni del documento approvato dalla maggioranza della direzione nazionale, e la naturale evoluzione di un sistema politico che viaggia verso inevitabili processi di semplificazione delle rappresentanze, rischiano seriamente di portarci a questo esito, che segnerebbe la fine della storia del Socialismo italiano, non essendo piu’ possibile ipotizzare ,nel futuro quadro del nuovo sistema politico in via di definizione , una forza autonoma che non ottenga i propri eletti in Parlamento sotto le proprie  insegne, o attraverso  alleanze  paritarie con altre autonome forze in liste  unitarie in cui l’identita’ Socialista venga  comunque salvaguardata .

Mi appare assolutamente evidente che la accettazione del modello di rapporto proposto dal gruppo dirigente del Partito Democratico non ci consente di realizzare queste  condizioni  essenziali allo svolgimento del nostro ruolo politico.

Per queste ragioni , chiedo la convocazione di un Consiglio Nazionale ,come deciso comunemente a Lecce, quale momento di conclusione del dibattito politico avviato in Direzione Nazionale, e quale momento istituzionale a cui è affidato il compito di convocare  un Congresso Nazionale, ormai divenuto ineludibile, da tenere entro l’anno .

Chiedo inoltre , quale atto necessario a ricostruire la corretta e libera espressione del dibattito tra tutti i compagni ,secondo le regole sancite dallo statuto del Partito Socialista Italiano,  la cessazione immediata di qualsiasi forma di esclusione nei confronti di iscritti al partito dall’accesso alle linee di  dibattito comune, ufficialmente gestite dal Partito nella “rete”.

Franco Bartolomei – Componente della Segreteria Nazionale del Partito Socialista Italiano

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