L’EUROPA, L’ITALIA E IL RUOLO DELLA SINISTRA

Il particolare momento storico che stiamo attraversando ci induce a riflettere sul contributo di idee e di elaborazione politica che un piccolo gruppo di donne e uomini, uniti dalla comune fede politica, può offrire alla discussione generale su come uscire dall’attuale situazione.


 

La nostra riflessione non può non partire da una attenta analisi su quanto accade nel Mondo, sconvolto da rivolte e contestazioni al potere costituito in varie aree geografiche, in Occidente, dove  la crisi economica sta travolgendo le certezze secolari di un capitalismo senza futuro, in Italia, dove alla crisi economica che investe l’Occidente si aggiunge la totale inaffidabilità del suo Governo e del suo Presidente del Consiglio che, nel momento in cui osa definire il Paese che governa un Paese di m….., non fa altro che riconoscere il suo fallimento, avendo egli stesso provocato con i suoi comportamenti, con le sue bugie, con i suoi intrallazzi e con le sue manie sessuali, il mutamento della mentalità di una larga parte dei cittadini di questo Paese.

Nel Mondo le rivolte dei giovani e delle donne (che sono le vere protagoniste di questi avvenimenti) sono la conseguenza di due esigenze oramai improcrastinabili, quella economica per le condizioni di vita di indigenza e di miseria che ancora oggi molti popoli dell’Africa e dell’Asia continuano a soffrire, e quella della libertà e delle libertà, che si va diffondendo anche attraverso l’espandersi dei mezzi di comunicazione di massa, oramai alla portata di tutti, che di questi valori sono i portatori più incisivi.

In Occidente le formazioni politiche di destra governano la maggior parte dei Paesi, compresa la Commissione ed il Parlamento europeo, mentre  l’unico Paese che potrebbe vantare una diversa collocazione del suo Governo, gli Stati Uniti d’America, vede quotidianamente il suo Presidente soggetto a pesanti ricatti da parte di una Destra conservatrice, liberista e razzista, che gli impedisce di portare avanti il suo progetto di trasformazione della società americana.

In questo quadro politico, che dovrebbe rappresentare il trionfo del capitalismo occidentale, stiamo assistendo ad una profonda crisi di sistema del capitalismo occidentale.

Nel momento in cui le gestioni finanziarie dei capitali, attraverso la speculazione ed il gonfiamento di titoli senza realtà economicamente solide retrostanti si sono sovrapposte alla tradizionale gestione del capitale diretto al raggiungimento di utili attraverso la produzione di beni e di servizi (anche sfruttando ed umiliando le risorse umane), il Capitalismo occidentale è entrato in crisi e non riesce ad oggi ad individuare una valida ricetta per sopravvivere. Le ricette che oggi si stanno imponendo ai vari Stati non sono in grado di risolvere il problema, rischiando di aggravare ancora di più le condizioni di vita dei cittadini, imponendo sacrifici e rinunce alla parte più debole ed indifesa della società.

Anche in Occidente questa potrebbe essere l’occasione per capovolgere la situazione se le Forze politiche che si ispirano alla sinistra riuscissero, una volta tanto, a raggiungere un livello di unità e di comune iniziativa per far emergere la superiorità della propria visione delle società democratiche in ordine alla gestione economica e sociale.

La situazione del nostro Paese è aggravata, come si accennava, dalla presenza di un Governo assolutamente non in grado di affrontare i problemi economici, neanche nell’ottica di un conservatorismo tradizionale e comunque alla stesso livello di competenza e determinazione degli altri Paesi europei. La manovra economica che è stata approvata costituisce il manifesto più convincente di questa incapacità, e dimostra palesemente: 1 – la mancanza di senso dello Stato delle forze politiche che lo compongono e lo sostengono, 2 – l’insensibilità di fronte ai problemi reali della gente, soprattutto verso i ceti più deboli ed indifesi, 3 – la mancanza di equità nei confronti di alcune categorie di cittadini, 4 – l’indifferenza di fronte alla evidenza che i provvedimenti, oltre ad essere ingiusti e  squilibrati, non sono in grado di risolvere i problemi imposti dalla crisi anche perché insufficienti.

Questo Paese ha bisogno innanzi tutto di mandare a casa il Presidente del Consiglio, che definisce il Paese che governa un Paese di m…..

Ma cosa ci si può aspettare da un uomo che si circonda  di amici imbroglioni, ricattatori, lenoni e ladri o di servi leccapiedi, adulatori e pronti al tradimento? Il Paese di m… è quello che gira intorno a lui e  che è il solo che conosce. Degli italiani non sa nulla, per lui le persone serie, quelli che ogni giorno si recano in ufficio o in fabbrica per portare a casa un modesto stipendio, quelli che non sono disposti a rinunziare alla propria dignità e a vendere la propria intelligenza e la propria professionalità per un pezzo di potere, quelli che si impegnano per migliorare le condizioni in cui è ridotto questo Paese, sono soltanto nemici perché non è in grado di comprendere il significato morale delle loro scelte, non avendo egli stesso alcun valore morale di riferimento.

Un uomo che regala posti di potere a donne disposte ad  assecondare le sue turbe sessuali e che ama circondarsi di  prostitute professioniste cosa può sapere delle donne italiane che svolgono quotidianamente il loro compito, in famiglia o nella società, con serietà e sacrifici e che rappresentano un mondo di valori, di competenze e di professionalità di cui il Paese, quello sano, deve essere orgoglioso.

Il Paese di m… è quello che ha voluto egli stesso costruire intorno a sé ed oggi questo edificio gli sta crollando addosso travolgendolo insieme alla sua cricca. Eppure non si rende conto di questa realtà e continua imperterrito a rimanere al suo posto.

L’altro aspetto che costituisce un elemento di debolezza delle forze sane del Paese e che ha consentito a Berlusconi di impadronirsi (democraticamente?) del Governo è la incapacità della Sinistra ad accreditarsi nei confronti dell’opinione pubblica come alternativa non solo politica, ma anche morale, sociale e di costume al sistema di potere berlusconiano.

Una Sinistra che da anni non riesce ad individuare un comune terreno programmatico, accentuando, se mai, le sue divisioni interne.

Una Sinistra in cui il  Partito Democratico, nato dalla scelta degli ex comunisti di rispolverare il compromesso storico di berlingueriana memoria, abbandonando l’idea di collocarsi nel mondo del socialismo internazionale, senza porsi il problema della diversità delle varie anime della tradizione politica dei cattolici, ha costretto il nuovo gruppo dirigente ad una continua ricerca di compromesso con la parte più arretrata e conservatrice del mondo cattolico (una parte di essa ha fortunatamente abbandonato il Partito) e quindi alla continua ricerca di una identità che fino ad oggi non si è mai evidenziata.

Ancora più incomprensibile, sul piano politico, appare l’attuale posizione di ricercare una intesa politica e programmatica con l’ UDC di Casini, il quale continua a dichiarare che la collocazione naturale del suo Partito, e quindi del così detto Terzo Polo, non può essere che in un nuovo e rinnovato centro – destra senza Berlusconi.

Appare evidente che una nuova coalizione composta da PD, UDC (o terzo polo, ma la cosa è ancora più improbabile considerate le posizioni di Fini), PSI e IDV e  SEL non potrebbe presentarsi all’elettorato con un programma di sinistra, ma sarebbe naturalmente sbilanciato verso un programma moderato e liberista, sia in politica economica che in politica sociale, e questo non è un programma che può risolvere i problemi del Paese.

Oggi l’Italia ha bisogno di un Governo che reimposti la politica economica sulla base di scelte coraggiose che si collochino al di fuori ed in contestazione al sistema finanziario che domina oggi l’Occidente ( fino a prefigurare il suo smantellamento),

–          che riaffidi allo Stato i mezzi e gli strumenti per indirizzare l’economia partendo dalla consapevolezza delle situazioni in cui si trovano il mondo del lavoro con una disoccupazione in continua crescita, i giovani precari e senza lavoro, la maggioranza dei pensionati, le famiglie del ceto medio-basso;

–          che rilanci la produttività delle imprese e promuova, con interventi mirati, la crescita del paese;

–          che sia in grado di imporre a chi possiede ricchezze sia mobiliari che immobiliari di contribuire al risanamento del Debito pubblico;

–          che riproponga a livello internazionale la necessità della ripresa del processo dell’unità politica dell’Europa.

A questo proposito bisogna prendere atto che i Governi conservatori che guidano i Paesi europei, non solo non sono stati in grado di capire quanto stava accadendo, ma hanno contribuito ad accrescere le conseguenze della crisi rinunziando ad affrontarla unitariamente e con senso di solidarietà nei confronti dei Paesi in difficoltà. Tra l’altro a questi Paesi vengono imposte scelte economiche che risultano devastanti sul piano sociale (vedi Grecia).

Oggi la situazione dell’Europa si trova dinanzi ad un bivio che deve essere affrontato in tempi brevi. Le alternative percorribili sono soltanto due: o si ritorna alle origini sciogliendo i vincoli che nel tempo si sono venuti a creare, con conseguente ritorno alle monete nazionali, scelta drammatica e foriera di conseguenze incalcolabili soprattutto per i Paesi più deboli, oppure si riprende il percorso che deve portare all’unità politica dell’Europa, con la costituzione di strutture governative sopranazionali, in grado di gestire i processi economici e sociali unitariamente.

Ma questo percorso non può essere guidato da Governi conservatori e liberisti, cioè da quei Governi le cui scelte economiche sono state all’origine della crisi.

L’augurio è che l’opinione pubblica dei Paesi europei si renda conto della necessità di favorire la vittoria della sinistra alle prossime elezioni politiche che man mano si succederanno nei singoli Stati. Ovviamente le Sinistre debbono riconquistare la fiducia degli elettori  attraverso la elaborazione di programmi efficaci e condivisibili e attraverso la scelta di Leaders credibili e moralmente ineccepibili.

In Italia il rilancio della Sinistra passa necessariamente per l’individuazione di un nuovo percorso unitario, che sia in grado di far emergere un nuovo soggetto politico, che superi da una parte le ambiguità del Partito Democratico (passando per un chiarimento interno anche a costo di rotture definitive) e dall’altra che riesca a superare i limiti oggettivi e tradizionali, costituiti anche da uno sterile conservatorismo ideologico, di formazioni politiche come SEL e la federazione della Sinistra.

Credo che la Lega dei Socialisti debba inserirsi in questo percorso assumendo un ruolo di elaborazione politica e di stimolo e, quando è possibile e necessario, anche di mediazione politica.

Michele Ferro (Presidente Onorario Lega dei Socialisti)

 

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