Dopo la festa

Dopo i, sacrosanti, festeggiamenti, credo che sia indispensabile fare una seria valutazione di quanto avvenuto ieri.

Le sconfitte, si sa, sono sempre orfane e le vittorie hanno numerosi padri e madri. Mi sembra, però, che riguardo a quest’ultima vittoria ci siano due chiari artefici.

Il primo è la grande, profonda, volontà di cambiamento che è prevalsa negli elettori. Senza voler scomodare, pure si potrebbe, un vento che spira dal Nordafrica e arriva in Spagna ed ora in Italia, si può certo dire che vi è una grande voglia di cambiamento che è, al contempo, grande voglia dipartecipazione – si veda, a proposito, anche gli indignados in Spagna, che non sono assolutamente interpreti dell’anti–politica, ma proprio della voglia di partecipazione -.

 


Una volontà di cambiamento che ne ha chiaramente indicato anche la direzione. E questa direzione è la sinistra. Una sinistra unita, ma che non è una semplice “union de la gauche”, per usare un paragone d’oltralpe, ma una “gauche plurielle”. Non cioè un semplice mettere insieme sommando sigle su sigle, ma l’idea di una sinistra prlurale in cui convivono e si integrano esperienze e peculiarità diverse. Non un nuovo Ulivo – a proposito, che c’entrava Romano Prodi visto ieri a Roma -, tanto per intenderci, ma una nuova, grande, forza della sinistra.

 

Il secondo artefice è l’incapacità del centro-destra di tornare a parlare al proprio elettorato e ad un lettorato moderato che, invece, vota per i candidati di sinistra. Questo mette in evidenza altre due cose. La prima è che l’elettorato moderato vota i cadidati di sinistra senza necessità di passare dall’alleanza con i partiti che pretendono di esserne i rappresentanti. Il terzo polo, tanto per parlaci chiaro, nonostante la pretesa di centralità e fondamentlità, non è assolutamente decollato, anzi. La seconda è che, proprio quell’idea di gauche plurielle che dicevo prima, ha mostrato chiaramente che la divisione tra una sinistra radicale, cattiva, e una sinistra riformista, buona, è uno strumento dell’immaginario della destra, ma anche del centro, per gettar fango e dividere la sinistra. Una gauche plurielle, una sinistra plurale, è per sé stessa interprete di una “rivoluzione gentile”, come quella diGiuliano Pisapia, e non ha bisogno di mediazioni.

Spero che su questo rifletta il PD. Comprendendo che i candidati di sinistra che vincono, anche quelli da lui espressi, come Fassino o Merola, proprio per quella volontà di partecipazione ai processi della politica – che si erano persi – da parte dei cittadini, sono quelli che escono dalle primarie. Primarie che il PD, dopo averle introdotte – ma per scegliere il leader del partito, qui l’assurdo – aveva messo in discussione. Comprendendo che gli elettori hanno premiato una linea che è quella della sinistra, non quella di una sinistra che fa perno sul centro – che poco esiste -. Con questo centro, poi, dopo che si sarà costruita la sinistra, si potrà e dovrà dialogare, ma senza renderlo vincolante e condizonante.

Spero che su questo rifletta Vendola. Compendendo che SEL non ovunque ha successo. Non lo ha, ad esempio, dove si appiattisce sulle posizioni neo-uliviste del PD e accetta di rinunciare al valore delle primarie per individuare candidati a tavolino, come a Napoli. Della vittoria di Napoli, Vendola e Bersanisi sono riappropirati, ma non si dimentichi che De Magistris non era un candidato loro. SEL, poi, ha problemi proprio al Sud e spesso nella stessa Puglia di Nichi, così come al Nord, pur andando bene, non ottiene però i risultati che ci si poteva sperare.

Spero che su questo rifletta Di Pietro. Comprendendo che la vittoria di Napoli non è la vittoria dell’IdVche, anzi, dove fa scelte di rottura della sinistra, non viene premiata. E lo stesso risultato di Napoli, ancora una volta, è frutto della volontà di cambiamento.

Spero che su questo rifletta tutto il resto della sinistra, insieme a PD, SEL e IdV, socialisticompresi. Comprendendo che che il vento che soffia, se non si riesce a costruire delle vele in cui imbrigliarlo e saperlo sfruttare, passa e non resta più nulla. Se non si costruisce cioè un progetto chiaro, che dia risposte alle esigenze dei cittadini di cambiamento e partecipazione, quegli stessi cittadini che ci hanno premiato saranno pronti a ripunirci – come è successo a Zapatero in Spagna -.

Azzardo alcuni temi per tale progetto, buttati lì e da sviluppare, alcuni dell’immediato e, altri, del futuro:

  • sistema elettorale e fine del bipolarismo
  • regolamentazione dei partiti e applicazione dell’art. 49 della Costituzione
  • lavoro
  • euro e integrazione europea
  • sviluppo sostenibile (vedi anche i riferendum tra poche settimane)
  • giustizia (che significa che essere antigiustizialisti non significa essere contro ai magistrati)

Non sono certo esaustivi, tanti altri ve ne sono ancora, dall’istruzione ai diritti civili, al fisco, ma questi hanno, a mio parere, grande urgenza.

Auguri e buon lavoro a Pisapia, De Magistris, Zedda, Ballarè, Cosolini e a tutte e tutti gli altri.

E, soprattutto, buon lavoro a tutti noi, e in particolare a noi delle Lega dei Socialisti la cui progettualità ben si inserisce in questo più ampio disegno.

 

Pier Luigi Camagni

consiglio nazionale PSI

Lega dei Socialisti Lombardia

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