Con Salvi per il Partito del Lavoro

Tre eventi recenti sono sicuramente emblematici e significativi soprattutto per i socialisti rimasti in Italia. Il primo è la troika: Vendola, Di Pietro, Bersani, l’allegra compagnia con cui si vorrebbe resuscitare, magari embrionalmente per poi farlo crescere, di qui al 2013, il bell’Ulivo del tempo che fu, in cui i socialisti si troverebbero peggio che nella condizione dei «cavoli a merenda», tra un «che ci azzecca» da digerire, un pesante «futuro sulle (s)palle» da sopportare, e un «non stiamo mica qui a rompere le noci a Cip e Ciop!» da snoccialare con garbo.


Il secondo è la cacciata dei socialisti dalla giunta di Firenze, fallimento evidente della strategia nenciniana di avvicinamento al PD con tattica da «simbiosi mutualistica»..è evidente che Renzi ha messo un macigno sulle illusioni autoreferenziali di una «segreteria in cerca di poltrona».

E il terzo, invece, è l’evento più interessante, è l’annuncio di Salvi il quale, non essendo in Rifondazione ma in Socialismo 2000 e nella FED, propone un percorso molto importante: la costruzione di un nuovo partito del lavoro (e cioè laburusta e dunque socialista), a partire da una nuova alleanza in cui questo tema sia fondante e dirimente: il lavoro. Salvi fa giustamente notare che un partito di alternativa democratica, in Italia, non può che stare sulla stessa posizione della CGIL contro l’art. 8. E però egli sottolinea, nella medesima intervista, che il movimento che si deve costituire su tale base deve “tradursi in una mano tesa verso il PD”.

Già, ma qui bisogna vedere, perché quando tendi una mano, poi, devi anche capire se l’interlocutore ti viene incontro oppure si prende tutto il braccio, come accade ad esempio a Firenze, dove pare che il sindaco abbia affondato tutti tranne i suoi, e agli altri non abbia nemmeno lasciato i braccioli di salvataggio.

Sicuramente il percorso delineato da Salvi è da seguire con molta attenzione, anche perché, rispetto a quello di SEL e di Vendola, mi pare più concretamente proiettato verso una dimensione di autentica sinistra, e a partire da un vero programma, non solo da ipotesi di alleanze politiche e strategiche, come quella tra SEL, IdV e PD, che sembrano delinearsi forse anche e soprattutto come cartello elettorale.

Il contributo dell’associazionismo socialista credo quindi che debba andare in questa direzione, coltivare un terreno comune di intesa con Socialismo 2000 e con il progetto delineato da Salvi, per rafforzarlo e dargli ulteriore spessore.

I socialisti non possono né devono farsi illusioni in merito al PD, speciamente quando criticano aspramente l’operato della segreteria del PSI, proteso ad accordi di reciproco vantaggio i quali, come vediamo bene, di vantaggioso hanno ben poco, e però allo stesso tempo, inseguono l’ulteriore illusione di «convertire al socialismo» un partito come SEL che deve ancora capire se è davvero un partito, e che di aderire al PSE parla solo sottovoce nei corridoi o quando ci si è ben assicurati che nessuno senta. Mentre poi, di fatto, che fa? Con il suo «leader maximo», va a braccetto con Di Pietro e Bersani; un leader come Vendola che doveva essere la «guida» dell’alterntiva di sinistra, alla fine, si è ritagliato così un bel posto da «triumviro».

Certamente dal PD non si può prescindere, ma non si può nemmeno andare a tendergli una mano tesa che magari reca umilmente un cappello affidato alla carità altrui.

Non illudiamoci che il PD diventi un partito socialista o socialdemocratico, quel partito di cui tanto invochiamo l’esistenza e che, pur essendo presente in vari paesi d’Europa, in Italia manca, con tutto ciò che ne consegue in termini di inefficacia e di inciviltà.

Un partito così, non nasce per «grazia ricevuta» né spunta dall’oggi al domani, ma può essere prefigurato in un percorso a tappe che Salvi ha ben delineato.

La prima è la costruzione di una Linke italiana, un agglomerato politico incentreto sulle politiche del lavoro, alla sinistra del PD, con solidi legami con il meglio del mondo sindacale: la CGIL e la FIOM, e non schiacciato su prospettive meramente neocomuniste, ma proiettato seriamente verso orizzonti di socialismo avanzato, globale, europeo e internazionalista, oltre che vincolato ad una prospettiva necessariamente ecologista.

Credo che per far crescere questa opportunità le associazioni che abbiamo creato trasversalmente alla sinistra e con l’intento di valorizzare la prospettiva dell’alternativa socialista in Italia, debbano dunque convergere verso il progetto delineato da Salvi. Lega dei Socialisti e Network per il socialismo europeo, non devono più essere, nemmeno in linea ipotetica, gli strumenti di riaggregazione rispettivamente dei socialisti di sinistra e di quelli confluiti in SEL.

Questa configurazione è perdente in partenza, poiché subordina una identità, una cultura e soprattutto un progetto politico alle risultanze delle beghe interne dei vari partiti, si deve piuttosto passare ad una più efficace fase propositiva. Unirsi e cercare ulteriori legami con altri aggregati già esistenti che condividono le nostre linee programmatiche.

Auspico dunque, a tal fine e in tempi relaticamente rapidi, una Assembela Costituente di Socialismo 2000, Lega dei Socialisti e Network per il Socialismo Europeo, propedeutica alla costruzione di un nuovo Partito del Lavoro.

C.F.

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