Cara SEL, hic Rhodus! Hic salta! (con una postilla di p.l.c.)

Dopo il crollo del comunismo realizzato il socialismo democratico è di fatto l’unico campo di azione per una sinistra larga , popolare e di governo. Una sinistra di trasformazione sociale e di critica al capitalismo.

La deriva moderata e liberale di un pezzo qualificato ed importante della socialdemocrazia europea e la sua accettazione di ideologie in contrasto con il progetto socialista, se da un lato ha provocato forti crisi elettorali, non ha annullato la funzione determinante che la sinistra socialista ha nel campo delle forze progressiste europee ed internazionali.

La crisi sistemica del capitalismo liberista ha trascinato con sé tutte le sub-ideologie apologetiche della globalizzazione comprese quelle della III Via di Blair e del Nuovo Centro di Schroeder.

 


Il profondo mutamento di indirizzi politici e programmatici della SPD e del Labour inglese con Milliband (che di fatto mette in soffitta Blair) sono testimoni di un progressivo recupero della cultura socialista da parte di questi due partiti.

 

Del resto in Europa non esiste a sinistra una alternativa al socialismo democratico. I Verdi tedeschi e francesi sono più a destra dei socialisti; la GUE rappresenta una galassia di forze minoritarie e fortemente eterogenee tra loro. Il loro comun denominatore è l’avversione al PSE e non un progetto in positivo.

Per dare un senso alla missione storica della sinistra non si può non lavorare ad un processo di rifondazione a sinistra del socialismo democratico per ridare slancio al tema di un socialismo quale progetto emancipatorio della società dalle contraddizioni del capitalismo, e come processo di trasformazione sociale nel pieno sviluppo delle libertà e della democrazia.

Il “racconto” delle magnifiche sorti progressive del capitalismo globalizzato, sulla scomparsa del conflitto sociale, sulla società “liquida” si è mostrato per quello che è: una mistificazione ideologica.

In realtà, come qualcuno ha icasticamente affermato, oggi la lotta di classe la fanno i capitalisti contro i lavoratori. Mai il lavoro salariato ha raggiunto (con l’entrata di Cina ed India nel mercato capitalistico globale) tale vastità nella storia umana. Mai come oggi vediamo settori vasti di quello che chiamavamo “ceto medio” assimilarsi in un certo qual modo alla condizione sociale operaia.

Oggi la condizione economica e sociale di un professore, un insegnante elementare, un impiegato, un ricercatore universitario (almeno in Italia) è di fatto simile a quello di un lavoratore manuale dell’industria. Il modello neoliberista ha provocato una radicale redistribuzione della ricchezza a vantaggio del capitale, della rendita, di ristette fasce alte di professionalità.

Ma se la condizione delle fasce medio-basse si sta sempre più omogeneizzando verso la base della piramide, perché la sinistra è così debole?

Perché oggi questo vasto e plurale settore di lavoratori è frantumato, spezzettato. Nella grande fabbrica fordista si creavano solidarietà spontanee.

Oggi questo blocco sociale non si crea spontaneamente, ma intorno ad un progetto politico; intorno ad una nuova idea di socialismo. Cioè ad un modello economico e sociale alternativo nei valori e nelle finalità rispetto a quello finora dominante del capitalismo liberista.

Per questo scopo non serve una sinistra movimentista e confusionaria, “senza aggettivi”, che mira alla pura e semplice agitazione. A continue e ripetitive rappresentazioni della protesta. Serve una sinistra in grado di inquadrare il movimento e le lotte sociali in un progetto forte ed organico.

Il Labour- Party inglese ha organizzato con le Trade-Unions la più grande manifestazione di massa contro le politiche monetariste, restrittive e riduttrici della spesa sociale dell’Inghilterra negli ultimi dieci anni. Il PD che fa in Italia? A parte l’opporsi (ma è dovere di tutti i democratici) alle leggi ad personam di Berlusconi, cosa è in grado di dire e di proporre sui temi economici e sociali. Nulla! Perché al loro interno non sono d’accordo su nulla in tale materia. Ricordo ancora Enrico Letta, qualche hanno fa, dire: “siamo noi i veri liberisti, non Berlusconi”!!

Con un PD sradicato di fatto dalla sinistra di governo europea, oggi solo SeL è l’unica forza (sulla base dei sondaggi) intorno a cui si può immaginare di iniziare a ricostruire la sinistra. Certo SeL non è sufficiente a tale obbiettivo, che prevede un più generale processo di scomposizione e ricomposizione (come abbiamo detto tante volte). Ma oggi è l’unica forza visibile a sinistra del PD.

Un passaggio esplicito di SeL al socialismo europeo avrebbe l’effetto di accelerare in positivo le contraddizioni interne al PD. “Hic Rhodus, hic salta” diceva il vecchio motto latino che piaceva a Marx.

 

Peppe Giudice

 

postilla

Tutto giustissimo ciò che dice l’amico e compagno Peppe Giudice, ma il semplice approdo al PSE – pur riconoscendo che sarebbe comunque un segnale importante -, è una coperta ormai larga, che va bene un po’ per tutti.

Se non chiaramente declinata, come hanno fatto dopo la bolla finanziaria e l’evidenza della pericolosità del turbo-capitalismo (a cui, anche i socialisti, si erano in parte inchinati), tutti i principali partiti socialisti e socialdemocratici – dal PS francese, all’SPD tedesca, al Labour inglese – finisce per avere relativamente scarso significato.

Occorre, cioè, un chiaro progetto di “nuova” sinistra.

E, allora, pongo in evidenza almeno due questioni su cui è necessario che SEL e Nichi Vendola si esprimano.

La prima è la questione della centralità del PD che non fa che rafforzarsi con l’adesione a logiche di CLN. Do you remember l’esperienza dell’Ulivo, dei governi Prodi e di ciò che ha comportato come possibilità per il PD di uccidere la sinistra italiana? Tutta! E non solo quella radicale, anche quella riformista.

La seconda, la legge elettorale. Rodotà, in un bell’articolo dei giorni scorsi ricordava come «la PERVERSA LEGGE ELETTORALE maggioritaria e la SCIAGURATA DERIVA verso il BIPOLARISMO» ci hanno portato a questo punto. Non dimentichiamoci, allora, che il PD, di quella “sciagurata deriva” è compartecipe e pare, a tuttoggi, non aver cambiato opinione.

L’idea che la nuova sinistra possa essere un PD posizionato un po’ più a sinistra, rappresenta un cedimento ad un altro compromesso storico bonsai. Ben più bonsai di quello rappresentato dal PD stesso e in cui c’è poco, o nessun, spazio per il socialismo e i socialisti.

In un’intervista su l’Espresso di qualche anno fa, il politologo Marc Lazar, citava un vocabolo spesso usato anche da Nichi Vendola: narrazione. Diceva «che tipo di narrazione fa – la sinistra – se davanti ha una destra che gioca molto sulle emozioni e sui sentimenti? Narrare non significa far sognare, ma scegliere la mobilitazione che si vuole suscitare».

Scomposizione e ricomposizione, quindi, per progetto di “casa comune” ma anche e principalmente di proposta politica che sappia parlare agli operai di Mirafiori e Pomigliano – sia quelli che hanno votato no come quelli che hanno votato sì –, ai giovani precari, al popolo dell’acqua, piuttosto che ai movimenti, a chi non arriva a fine mese e anche ad artigiani, piccoli imprenditori, popolo delle partite IVA e, più in generale, quel ceto medio che si è visto gettato sempre più verso l’impoverimento dalla politica economica di una destra – e di una sinistra subordinata alla destra tecnocratica. Presente “Le due destre“? – che ha portato l’Italia ad avere il più alto indice di diseguaglianza d’Europa.

Non solo leadership e adesione europea, ma come sintetizzava bene Lazar: «Lavorare, lavorare, lavorare per costruire un’offerta politica credibile e alternativa».

In tutta Europa, dove la sinistra lo sta facendo, i risultati stanno arrivando.

 

p.l.c.

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