Boiate di un ventennio

Che la cosiddetta Seconda Repubblica sia ormai al crepuscolo è un dato evidente, e che le alchimie di palazzo possano tenerla in vita per un altro periodo più o meno lungo è un aspetto del tutto secondario.


 

C’è però molto poco da bearsene, perché di fatto è una fine che coincide più con la consunzione -anche anagrafica- del suo epicentro, cioè Berlusconi, che per l’efficacia dell’opposizione la quale, a conti fatti, di “cose di sinistra” continua a non dirne. Anzi, a discapito della Terza che verrà, si continuano ad avallare le boiate più pazzesche che hanno contraddistinto la Seconda. Il che, francamente, è poco consolante.

E di boiate, a volte espressamente enunciate e altre volte sottintese, la Seconda Repubblica si è nutrita, fino a eludere  l’evidenza che siano state le principali artefici dello sfascio morale, civile ed economico del Paese.

Di tutte, la più diffusa è stata quella della fine delle ideologie.

Paravento di destra e sinistra per accettare supinamente le logiche dei poteri forti, in molti hanno abboccato, sollevati anche dal fatto che finalmente essere “ricchi e di sinistra” o “mascalzoni e di destra” non sarebbe stata più una colpa. In ogni caso, è stata una balla necessaria per far transitare quella che senza troppi giri di parole la si può derubricare come “fregnaccia”: e cioè che nei servizi pubblici il privato funziona meglio.

Accettato come un dogma, nessuno ci prova a verificare che delle società pubbliche privatizzate (Autostrade, Sip –oggi Telecom- Ferrovie dello Stato, Enel..,ma l’elenco è infinito), ben il 68% aveva i bilanci in attivo.

Risultato: Paese più povero e meno infrastrutture. Viene da chiedersi allora con chi è stato contratto l’enorme debito pubblico, ma la risposta è qualche riga più in basso.

Tra le altre boiate, c’è poi quella del partito liquido. Passati di moda ormai gli elefantiaci carrozzoni partitici della Prima Repubblica (il cui modello aveva sì delle distorsioni, ma almeno preservava la base meritocratica degli uomini che selezionava), grazie ad aggettivi dall’indubbia fascinazione come “moderno”, “leggero”, “snello” è passato con Forza Italia prima e col Pd poi un modello di partito che di fatto serviva soltanto a preservare le enclave del capo di turno. I risultati? L’elezione in Parlamento di squallidi ‘yes men’, inutili al Paese, ma del tutto funzionali al sistema.

Di sicuro i “partiti liquidi” sono stati il lasciapassare verso quel “bipolarismo” che in spregio alla più evidente delle evidenze viene tutt’ora spacciato come  “maturo e digerito dagli italiani”. Ah si? Non ce n’eravamo accorti!

Ma di boiata in boiata, si arriva alla madre di tutte le boiate: ovvero quella del decentramento amministrativo avviato da Bassanini (di sinistra) e sbandierato rozzamente dalla Lega (di destra), la quale ha a cuore il federalismo più o meno di quanto uno scommettitore di cavalli abbia a cuore la causa animalista. Quello che doveva avviare la responsabilità degli enti locali (dunque meno sprechi) si è trasformato in una moltiplicazione dei centri di potere con sprechi a rotta di collo e una una politica del mattone che ha fatto edificare in quindici anni una superficie pari alla somma di Lazio e Abruzzo.

E poi: dove vai se l’Europa non ce l’hai? Inseguita come una grande opportunità (e in origine così era) l’Unione Europea ci ha massacrato con l’Euro (che è di proprietà privata, da qui l’indebitamento fino al collo) senza mai chiarire perché si voti per il Parlamento di Strasburgo e le decisioni si prendono a Bruxelles che nel frattempo ha ratificato il trattato di Lisbona, il più grande trasferimento di competenze dallo Stato nazionale a un ente sovranazionale.

Ma il mondo cambia, e dunque anche il lavoro. E così sono arrivati i tempi dell’addio al posto fisso,mentre ovviamente i figli di chi conta erano tutti in posti ‘sicuri’ e/o strapagati. Per coglioneria o malafede, alla fine, ci siamo fatti fregare come novelli Pinocchio da gatti e volpi in libera uscita. O forse soltanto da stupidi che però hanno avuto la fortuna di poter contare su cittadini -a conti fatti- più stupidi di loro. W Chavez!

 

Antonio Valenzi

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