Popolo, ora tocca a te!

«Se ci sei batti un colpo», anzi «battine un milione», questo dovrebbe ormai essere lo slogan per una sorta di mobilitazione permanente del popolo italiano, il quale sta subendo una manovra dietro l’altra, come si susseguono intinterrottamente e ferocemente le coltellate sulla sua schiena.

Pugnalato alle spalle da un governo che ha sempre ribadito di non voler mettere le mani nelle tasche degli italiani, ma che ormai, dopo averle sfondate, gli ha già sfilato i pantaloni e si appresta ad attaccare anche le mutande, essendo già in discussione l’ennesima manovra compensativa dai 5 ai 10 miliardi, per una mancata crescita che inevitabilmente porterà nuove tasse e balzelli, oltre al perdurante blocco degli stipendi.  Abbiamo infatti una casta al potere che ha come unico obiettivo quello di mantenere i suoi privilegi, anche a costo di spaccare l’Italia, che ribatte al Presidente della Repubblica, invocando la sovranità popolare sancita da una Costituizone che ha deciso di stracciare prima ancora di conoscerla. Siamo a «crepi Sansone con tutti i filistei», solo che al posto di Sansone c’è una sorta di «Gongolo» sputtanato da tutti, persino da quelli che un tempo erano i suoi fedelissimi amici, all’estero e nei media italiani.  Punta i piedi, salta, sbatte e sbraita e, ad ogni suo agitarsi, fa incrinare la barca su cui tutti ci troviamo sempre più pericolosamente, fin quasi a rovesciarla

Nessuno vuol capire, e purtroppo dubitiamo anche che certa pseudosinistra ne sia pienamente consapevole, che la crescita del Paese si propizia dando alla gente la possibilità di aumentare il potere d’acquisto dei suoi salari. E’ come se ostinatamente ed arrogantemente al 2+2 si rispondesse sempre con 1! 1!: io, «noi», e basta. Risuona il detto del Marchese del Grillo: «io sò io e voi nun siete un cazzo!»

Allora, popolo pecorone, perché pecorone sei e pecorone resti, te lo ha detto persino uno come Luttwak, popolo che stai subendo le peggiori e dolorose “pecorine” della tua storia, cerca almeno di avere un sussulto di dignità!

Gli scioperi non sono bastati? I presìdi nemmeno? Proprio non ce la fai a riunirti in massa? Eppure un milione, due, forse anche più di disoccupati e precari dovrebbero essere ad un punto di incazzatura notevole!  Così come i pensionati, gli impiegati dello Stato, persino i Carabinieri e le Forze di Polizia, che non molto tempo fa hanno minacciato di tirare i lacrimogeni dentro e non fuori dal Senato.

Popolo italiano, perché non ti guardi intorno!  Nei Paesi dell’est circa venti anni fa le masse si ribellavano contro i loro regimi, oggi tutto il Mediterraneo è in ebollizione e non solo per l’effetto serra, ma perché gli incazzati di tutte le sponde stanno facendo fronte comune e stanno arrivando anche qui.  Ma tu, popolo, sei almeno indignato? O sei solo indagato?

Popolo, se ci sei, batti un colpo, milioni di colpi, altrimenti dovremo pensare che non ci sei, che non esisti, che non sei mai esistito, che la tua storia migliore l’hanno sempre fatta «quattro gatti» votati al sacrificio: carbonari, patrioti, garibaldini, partigiani, gente che ha avuto il fegato che tu, popolo, oggi sei solo capace di mangiarti.

Se non ci sei ora, popolo, allora non ci sei mai stato, nemmeno quando ti facevano sfilare vestito di nero, come al funerale della tua libertà, gridandoti dietro in continuazione «corri alle armi!» E allora ci andavi, a «credere obbedire e combattere», perché forse ti illudevi di esserci, solo perché qualcuno te lo diceva in continuazione, lo stesso che non se lo è fatto dire due volte per scappare lontano con un’altra divisa diversa dalla tua. Qualcuno però lo ha acchiappato prima che sparisse e te lo ha mostrato, allora ti sei sfogato sul suo cadavere nel modo più abietto invece di piangere su te stesso e sulle tue miserie, per aver marciato al suono delle sue fanfare di cartapesta per venti anni.

E poi, popolo, che hai fatto? Ti sei fatto i cazzi tuoi, popolo, che non hai mai contato un cazzo!

Hai cercato sempre e comunque di barcamenarti leccando verso l’alto e tirando calci verso il basso, ti sei fatto proteggere da monsignori e padrini che di Patrie ne hanno sempre avuta una sola: quella dei loro interessi, della loro ingordigia, dell’avida ferocia che sputa su tutto e ammazza tutti: amici, natura, arte, cultura, civiltà, democrazia..

Quegli stessi monsignori e padrini, a loro volta, «servili» verso i nostri «colonizzatori» militari e finanziari, quelli che hanno sempre avuto e gestito il potere continuando a «credere, obbedire e combattere», ma non più per una Patria, bensì per una «panza».

Popolo, non hai più tempo per dimostrare a te stesso che qualcosa è cambiato dal tempo in cui ti si chiamava «un volgo disperso che nome non ha».

Perché il tempo è adesso, comincia ad alzare il culo e a portarlo avanti, non restare sempre seduto a stringere le chiappe.

Comincia dal 1 Ottobre e continua il 15 ed oltre, perché ora tocca a te.. «ora tocca a noi!».

C.F.

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